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Ecco come lo ricorda un suo ex compagno d'Accademia: Marco
Mammetti:
"Quello di noi che più di tutti sapeva sorridere"
11-8-1997
Questa è l'ultima cosa che scrivo sopra queste pagine e avviene più di 10
anni dopo l'ultima volta che la penna ci si è appoggiata per segnare una
punizione, una lezione o un pensiero.
Stavolta si tratta di una cosa triste: non come potevano essere tristi
certe cose che ho fissato su queste pagine. Si trattava di momenti di
sconforto, o delusioni, o nostalgia o di tutto quello che, in quei primi
giorni d'Accademia ci
toglieva il sorriso...ma era per poco perché subito dopo
eravamo presi da qualcosa d'altro che rendeva arrabbiati oppure che ci
dava gioia o anche semplicemente che divertiva. Ora è diverso: questa
tristezza è statica, non c'è
niente dopo che la faccia sentire come un passaggio
necessario, una tappa che prelude ad altri stati d'animo. Si vuole
prendere tutto l'animo, non è vitale perché ad essa non segue nessun
riscatto, ci toglie il sorriso perché il sorriso è stato tolto a quello di noi che più di
tutti sapeva sorridere e gioire e che in questo trascinava gli altri.
Ora lui è stato trascinato giù...non si sa da cosa...non ci può
trascinare a vedere il buono in questa cosa che ci rende tristi come
faceva per me allora...avvicinandosi col suo corpo slanciato, reclinando
la testa verso una spalla,
modulando la sua voce bassa e nasale, richiamando
l'attenzione sui suoi occhi un attimo prima di liberare un sorriso
contagioso in cui si scioglievano ansie e angosce e tutto tornava
leggero.
Ora so che il buono era in lui...era lui...e questa cosa immensamente
triste è che lui non c'è più: non si può avvicinare a noi e, con la sua
mimica simpatica, sollevarci dal nostro dolore.
Io so che se ci fosse lo farebbe: questo mi fa stare un po' meglio.
Con affetto
Marco Mammetti
(ex compagno d'Accademia)
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Caro Fabio,
noi non ci conosciamo, o meglio tu non mi conosci. Io, invece, è da molto
tempo che seguo tutte le tue iniziative per far luce sulla vicenda di
Maurizio. Sono un ex compagno di Corso di Maurizio. Corso Falco IV. Sono
entrato in Accademia con lui il 14/09/1986. Andavamo d’accordo con Maurizio. Lui era davvero un fiume in piena.
La sua vitalità era disarmante e, come certamente
saprai, ciò causava le ire dei superiori e l’ilarità di tutti noi “pinguini”. Ho tanti aneddoti legati
alla nostra permanenza in Accademia. Ricordo che nel periodo della prima
selezione al volo a Latina lui mi parlò di te. Mi disse
che avevi fatto alcune pubblicità in televisione e che avevi un futuro da
attore. Non si sbagliava. Lasciai l’Accademia proprio dopo la prima selezione al volo, ma
rimasi in contatto con lui. Per un breve periodo ci fu anche uno scambio
di lettere e fu piacevole incontrarlo a Napoli in occasione di
una gara di judo che feci nel palazzetto dello sport di Agnano.
Ci risentimmo dopo il suo ritorno dagli Stati Uniti e poi ancora vuoto
per diversi anni. Ma c’era
sempre quell’amico in Aeronautica, quella persona
con la quale la battuta veniva spontanea… Insomma, c’era affinità di carattere,
questo l’ho sempre percepito.
Tempo fa avvertii il desiderio di risentirlo, di riprendere quel dialogo
che si era interrotto. Ancora oggi non so spiegarmi il perché, non c’era un motivo preciso. Era solo una sensazione. È stato
come prendere coscienza dell’impercettibilità del tempo che passa. Dentro
di me qualcosa mi diceva che dovevamo rivederci. Così lo cercai e seppi
che era stato trasferito proprio a Pratica di Mare. In
breve lo chiamai e fu una bella sensazione parlare con lui dopo tutto
quel tempo.
Fissammo un appuntamento presso l’aeroporto di Pratica di Mare. Era molto impegnato in quel
periodo a causa degli avvenimenti nell’ex Jugoslavia, però “vieni che ci facciamo
una chiacchierata…” mi
disse. Andai in un pomeriggio caldissimo, di luglio (luglio 1997) e,
al bando gli impegni, trascorremmo insieme tutto il pomeriggio,
raccontandoci dieci anni delle rispettive vite. Girammo ogni angolo dell’Aeroporto. Mi fece salire
sugli aerei ed io gli feci mille domande: “Cosa si prova a volare? Cosa si prova ad essere un top
gun?”. Io ero diventato da poco padre e lui mi rispose: “Cosa si prova ad
essere papà? Volare è bellissimo, vivere una vita piena di responsabilità è
entusiasmante, ma, ti assicuro, lo baratterei con l’avere un figlio… ”. Mi colpì molto.
Qualora ve ne fosse bisogno riscoprii la sua immensa umanità. Ci
lasciammo con un grande abbraccio e con l’idea di rivederci a breve con altri del corso. Purtroppo, da quel
giorno, non l’ho più
rivisto. Venni ai funerali a Pratica di Mare, proprio in quell’hangar
dove lo avevo incontrato qualche giorno prima…
Mi spiace che sia andata così. Spero che dal cielo si ricordi di me, io
non lo dimenticherò mai. Nel salutarti, un ultimo pensiero per i tuoi
genitori, che, come te, hanno tanto sofferto per ciò che è avvenuto.
A presto, Antonio Piermarini.
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Geilenkirchen, 9 febbraio 1998
Gent.mo Sig. Poggiali,
innanzitutto desidero scusarmi per averLa fatta attendere sino ad ora:
purtroppo l’operazione in Bosnia
continua ad assorbire gran parte del tempo di chi, come me, fa parte
degli equipaggi “precettati”.
Ed è così che capita che nell’arco
di un mese si sia rischierati 2000 Km lontani da
casa per venti giorni!
Comunque, come Le promisi, sono andato a Milano ed ho recuperato quel
famoso diario dove, giorno per giorno e per quasi tutta la durata del
primo anno ho registrato la vita quotidiana di noi allievi, sottoposti a
quel carcere quotidiano che era l’Accademia.
Ho ritrovato due pagine scritte da Maurizio, anche se altre pagine sono
state scritte “a due mani”
poiché suggerite o ispirate da lui.
Spero di averLe fatto comunque cosa gradita l’aver accluso queste altre pagine
scritte da me che comunque parlano di Maurizio, della nostra vita
quotidiana spesso fatta di piccoli avvenimenti, che sembrano ora, a
distanza di dieci anni, quasi ridicoli per la propria semplicità ed
ingenuità.
Perdoni la calligrafia e la sintassi, purtroppo sono state tutte pagine “rubate” allo studio obbligatorio e scritte furtivamente
con un occhio sempre attento alla porta per scorgere la presenza di uno “scelto”
e l’orecchio attento ai segnali che Maurizio mi faceva per avvisarmi del
pericolo imminente.
Sono convinto che ritroverà in queste poche pagine quel Maurizio di anni
fa che, personalmente, rimarrà per me un ricordo indelebile.
Le rinnovo i miei più cari saluti.
Glauco Mora
DIARIO D’ACCADEMIA
di Glauco Mora
18-1-1987
E’ uscito il sole!
Il freddo che ci attanagliava è scomparso per qualche ora lasciando il
posto a un clima quasi primaverile (...) Io e Poggiali ci siamo fatti
lasciare dal pullman lungo Corso Caracciolo, un lunghissimo viale che
costeggia il mare e porta al centro di Napoli.
Verso le 17.30 il sole tramontava dietro a collinetta di Pozzuoli e
intorno a sé lasciava una sfumatura di rosso che colorava gran parte del
cielo. Era veramente uno spettacolo magnifico, e noi ne abbiamo subito
approfittato per scattare alcune foto. La giornata è stata tutto sommato
piacevole, eccezion fatta per l’adunata prima della libera uscita. E’ successo un macello
incredibile. Tutto è iniziato quando Fabriani decise di uscire in l.u.,
mentre l’allievo di giornata lo aveva riportato come non uscente.
Locatelli, capo corso, e Felicissimo, allievo di giornata, colti in
contropiede fecero tutto per mascherare la cosa ma inutilmente. Le
conclusioni sono che i tre si sono beccati rapporto e il Cap. Bertaccini
si è incavolato come una biscia.
9-2-1987
La marcia si è protratta fino alle 17.15 ed abbiamo avuto altri 25 minuti
per fare la doccia. Ricomincia lo studio obbligatorio.
Maurizio è uno dei pochi veri amici che abbia all’interno del corso. Non è un’arrivista come molti o un “paraculo”.
E’ solo un po’
sfigato. Resta in ogni caso la persona di cui mi fido di più qui in
Accademia.
Ieri anche lui è uscito (finalmente) e insieme a Icardi abbiamo trascorso
la l.u. Mentre eravamo sul pullman c’è preso un improvviso “raptus”. Decidemmo di passare qualche ora a
Capri. E allora...via... a piedi fino al mondo. Avremo fatto circa 5 o 6 km. Tanto è vero che
oggi ho le vesciche ai piedi. Non mi vengono neanche quando marcio e me
le faccio venire in libera uscita. Roba da matti!
Verso le 18.00 siamo andati tutti al cinema a vedere “D’Annunzio”. (...)
20-2-1987
ore 20.15
25 minuti di ricreazione sono una cosa troppo bella, e dato che lo sanno
anche gli scelti, non ce li danno mai! Questa sera è andata bene e,
miracolo dei miracoli sono riuscito a prendere al bar 2 brioche e un
caffè...mai successo. L’allievo
Poggiali Poggià ha offerto a tutti il caffè in occasione del suo 22°
compleanno. Voglio un po’ vedere se altrettanto farà Icardi quando
compirà gli anni!!!
Domani è Sabato, giorno infausto per i nostri poveri piedini: 2 ore di
marcia. Spero solo che piova tutto il giorno. (...)
26-2-1987
Ore 8.06 del giorno successivo
Non ho ancora smaltito bene la sbornia di ieri sera. (...)
Iri comunque ci siamo divertiti tutti. C’era tutta la “sezione casinisti” del corso:
Poggiali, Guismondi, Pompamini, Iguama, io e anche Fotorex che è arrivato
un po’ più tardi.
Il posto di ritrovo era “Brigida”,
un ristorantino nei pressi di Via Roma, molto simpatico, dove mangi
tanto, bene, e non spendi quasi niente.
Abbiamo scolato 8 bottiglie di vino in 10!
Fortunatamente in adunata è filato tutto liscio.
19-3-1987
(scritto da Maurizio)
ore 11.19; quarta ora di lezione, analisi.
Il colore della penna e la calligrafia sono cambiate; chi scrive è l’allievo Poggià (dietro autorizzazione
dell’autore del diario).
Davanti a me ho Icardi, alla mia destra ho un corpo al quale è associata
una energia potenziale enorme, quello di Caffagni.
Per fortuna il corpo è a riposo, se fosse “contrariato”... Alla mia sinistra ho un corpo di energia cinetica
massima, Montinaro. Ho paura che i nostri gomiti possano venire
casualmente in contatto: non sopporterei la sua scarica di 5000 volts.
Oggi, 19 marzo, festa del papà, è anche il giorno in cui gli aspiranti
del Corso Drago festeggiano il tradizionale MAK - P - 100. Tra cento
tramonti per loro l’Accademia
sarà conclusa.
La scorsa notte una quindicina di festeggianti, dopo la mezzanotte, è
venuto a far visita al Corso Falco al piano camerette. Erano brilli,
scalmanati, alcuni di loro tenevano in testa il casco e c’era lui, Zarro. Sostenuto in alto dalle spalle dei suoi
colleghi pronunciava queste parole: <<Per
noi è finita, per voi c’è la
vita.>> Avrà pure ragione ma rimane comunque soggettone.
Faccio presente ai gentili lettori che anche ieri notte sono stato “cioccato” in atteggiamenti poco consoni: a pochi secondi
dal lancio il buon Monti mi ha intercettato con un gavettone d’acqua in
mano.
29-3-1987
Povero Werther!
Amava così tanto senza essere corrisposto; avrebbe dato tutto se stesso
alla donna di cui si era “innamorato”.
Goethe doveva proprio sentirle quelle cose che ha scritto nel Werther per
giungere a tale potenza descrittiva, evocativa. Veramente un bel libro.(...)
Se solo potessi trovare “il giusto mezzo”
”l’abbastanza è cattivo come un pasto, il
troppo è buono come un’orgia”
(W. Blake) by Poggiali
in ogni cosa e non passare da un eccesso all’altro repentinamente per poi ricadere nell’apatia che
spesso m’assale rendendomi inerte ad ogni stimolo. (...) Il silenzio è
sopraggiunto regolarmente “fondendo tra le sue note i pensieri di 115 ragazzi che
tra 16 giorni ritorneranno a vivere.
30-3-1987
Poggiali mi sta ricordando che non ho menzionato l’eroica impresa della staffetta di nuoto nella gara di ieri.
Non c’è stata storia: abbiamo dato una vasca di vantaggio al
secondo.
Ma passiamo ad oggi. Sono letteralmente fuso poiché ho studiato fino
adesso insieme a Maurizio (...) Questo pomeriggio, dopo la 6° ora, il
Magg. Cormio ci ha riuniti in sala televisione dove, con un filmato, ci
ha mostrato la corretta tecnica di salita alla fune e parte del
Giuramento del Corso Eolo. Sono questi i due principali obiettivi per i
quali dovremo impegnarci nei prossimi giorni.
9-4-1987
(scritto da Maurizio)
ore 10.03; terza ora di lezione; analisi.
dalla mia posizione collinare (quella dove giochi e pensi ciò che vuoi
senza seguire il professore), in fondo all’aula, in alto, scrivo sul diario e intanto guardo questa
classe (sez.A) di allievi dell’Accademia. La maggior parte è gente
casinara, poco studio, tante risate e con una grande voglia
di tornare a casa (per sempre?).
Molti di noi non rifarebbero la domanda del concorso se fosse possibile
tornare indietro: in effetti la vita che si conduce in Accademia non è
naturale per un ragazzo di venti anni pieno di entusiasmo e di voglia di
vivere.
D’altronde a questa età
bisogna cominciare a prevedere qualcosa per il proprio futuro.
Questo è proprio ciò che odio ma...
Possibile che il mio morale appena rifletto sulla mia situazione si
distacca dalla chiglia di quella petroliera sempre ancorata qui nella
baia e precipita sul fondo?
Sono le 10.16, se fossi a casa suonerebbe proprio ora la sveglia, lo
sento.
...aaah, noooo, sono rimasto per un attimo abbacinato dalla pelata del
padrone del diario: è così facile perdere l’idoneità al volo!
12-4-1987
(lettera di Mora alla fidanzata)
(...)
Ho trovato in Maurizio un ragazzo incredibile, molto sensibile ed
intelligente, forse un po’
troppo “espansivo” ma una persona con cui puoi parlare liberamente,
sicuro di essere capito. Non è un tipo che può essere
rinchiuso in una gabbia di cemento e anche se è costretto a rimanerci la
sua mente non ha vincoli, spazia nella vastità del mondo che lo circonda.
Vorrebbe conoscere tutto, interessarsi di ogni cosa e quando finalmente
fosse riuscito a “carpire”
il succo di essa, si butterebbe capofitto in un’altra materia, mai sazio
di ciò che può apprendere.
Ama viaggiare, conoscere posti nuovi e stringere nuove amicizie.
Non penso si faccia spaventare dai problemi linguistici, usi e costumi
differenti, anzi ne approfitterebbe per soddisfare la propria sete di
conoscenza. Mi assomiglia molto, pur differenziandosi da me per molti
piccoli dettagli. Siamo come dei diamanti, ognuno dei quali è tagliato in
maniera differente, ma che conservano le stesse caratteristiche. Come
questi, anche noi siamo trasparenti: puoi scoprire l’amore che ci pervade, pensieri e le angosce solo scrutando
nello sguardo, penetrando negli occhi. E’ molto bello trovare una persona
che sia in grado di capire quali siano i tuoi
stati d’animo solo perché li
ha già passati o li rivive quotidianamente.
Non voglio enfatizzare troppo questo rapporto di amicizia che intercorre
tra me e Maurizio e qualcun altro ragazzo conosciuto qui in Accademia,
comunque sono dell’idea che
“l’uomo più fortunato è quello che ha ancora il suo primo amico”.(...)
Grazie, Glauco
23-4-1987
Penso che d’ora in poi (almeno
fino a luglio) avrò poco tempo da dedicare ai miei resoconti giornalieri
visto che sarò impegnato con lo studio e quindi anche la bellezza
delle prossime pagine ne risentirà. Ad ogni modo, cercherò di non
tralasciare di compilare il diario, considerato poi che Poggiali, se no,
non avrebbe più niente da leggere.
Passiamo a quanto è successo oggi.
Come al solito il giovedì è giorno di libera uscita e sono uscito con
Maurizio con la speranza di trovare una camera libera in qualche pensione
a Pozzuoli dove avremmo potuto schiacciare un pisolino in santa pace. E
invece non abbiamo trovato nulla. Peccato! Come ci starebbe bene una
bella dormita ogni tanto! Ci siamo diretti quindi verso un supermercato
dove abbiamo fatto razzia di generi alimentari. Ci siamo fatti preparare
un panino mostruosamente grande che abbiamo fatto fatica a terminare e in
più abbiamo comprato dei pacchetti di strudel, Togo, ecc. La gola! Alle
18.30 circa abbiamo preso l’autobus
per Napoli dove abbiamo trascorso il resto della serata.(...)
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Dagli ingegneri della Ditta Datamat che collaboravano con Maurizio
all'installazione e al perfezionamento di apparati elettronici,
all'avionica dei jet, e che sono state le ultime persone a parlare con
Maurizio, prima del volo dell8-8-97, ho ricevuto questa lettera:
Come conoscemmo Maurizio?:
Tutto cominciò con un progetto per un sistema di pianificazione di
missione in grado di aiutare i piloti ed i navigatori dell'Aeronautica
Militare Italiana a pianificare le missioni degli aerei in modo rapido ed
efficiente. Il cap. Poggiali venne scelto dall'A.M. quale rappresentante
dei reparti operativi in Italia allo scopo di coordinare ed organizzare
incontri tra le ditte private responsabili del progetto ed i piloti e di
raccogliere osservazioni e suggerimenti utili alla realizzazione del
sistema. Ebbe così inizio un periodo di stretta collaborazione tra
Maurizio ed il team di lavoro.
Chi era per noi Maurizio?
A dire il vero, inizialmente il suo atteggiamento critico ed il suo
profondo spirito di osservazione erano visti da parte del team come un
ulteriore carico di lavoro. In breve tempo, però, Maurizio ebbe la
capacità di trasformare un puro rapporto formale in un sincero rapporto
amichevole di collaborazione e di reciproca stima. Ricordiamo ancora le
sue frequenti visite in ditta indossando la sua tuta di volo e il suo
profondo interesse per il progetto confermando l'impressione che avemmo
sin dall'inizio di una persona attenta e scrupolosa nello svolgimento del
compito che gli era stato assegnato.
Che ricordo ci ha lasciato?
L'essere riusciti a concretizzare i nostri sforzi nella realizzazione del
progetto è sicuramente anche merito della significatica collaborazione
che Maurizio ebbe modo di fornirci prima della sua tragica scomparsa. Per
noi che lo abbiamo conosciuto soprattutto in ambito professionale, Maurizio
era e lo è ancora nei nostri ricordi, una persona che oltre ad avere una
solida preparazione tecnica possedeva doti non comuni.
"Vedendo quanto aspro era quel vento
che mi scuoteva le imposte, avrei voluto
richiamare alla mente tutti quelli
che i miei anni virili provarono
o la mia infanzia amò, o il mio
giovanile intelletto approvò, con un commento adatto per ciascuno;
affinché l'immaginazione desse loro più degno benvenuto;
ma il pensiero di quella morte recente mi ha oppresso il cuore,
e mi ha lasciato senza più parole"
(W.B. Yeats)
Grazie Maurizio!
Paolo Riva
Fernando D'Antoni
Alessandra Liberati
Luigi Ciolli
(Ingegneri ditta Datamat)
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“L’avvicendarsi degli opposti”
27-5-1998
Ricordare Maurizio non è facile. Nessuna descrizione per quanto
dettagliata e minuziosa può restituire la complessità del suo modo d’essere.
Mi capisce sicuramente chi, anche solo per poco tempo, lo ha conosciuto e
frequentato. Sono molti i ricordi che mi legano a lui, alcuni risalgono
alla mia infanzia altri sono molto più recenti; e proprio nei ricordi,
che dopo una simile tragedia assumono un grande valore, perché unico e
indistruttibile contatto con la persona scomparsa, ritrovo i tratti di
Maurizio.
Credo che in Maurizio trovava forma e consistenza “l’avvicendarsi degli opposti” e non l’equilibrio tra gli
stessi.
Voglio dire, per esempio, che egli non era “abbastanza” ordinato, “piuttosto” generoso, o “moderatamente”
interessato a qualcosa.
Tra i due estremi di certe qualità lui non stava nel mezzo ma li
possedeva entrambi.
Poteva essere del rigore più intransigente, della più assoluta serietà,
ma poteva anche riproporre le movenze e i modi di dire che utilizzavamo
da bambini e che suscitavano grande divertimento in chi osservava.
Il suo disordine nelle cose quotidiane cedeva il posto ad una
impostazione quasi maniacale dello studio, che ho potuto riscontrare
negli appunti e nelle ricerche che a volte mi prestava, in quanto
studenti della stessa Facoltà.
Devo dire che questi prestiti erano sempre accompagnati da
divertentissime minacce che dovevano spingermi a preservare l’integrità dei suoi appunti, ma che in realtà mi facevano
inventare continui scempi che gli comunicavo telefonicamente, aspettando
divertito le sue reazioni.
Mi ha sempre colpito poi, il desiderio che Maurizio aveva di rendere gli
altri partecipi delle sue conoscenze.
Conoscenze desunte dallo studio e dalle vicende giornaliere e che
potevano aiutare a superare difficoltà di diversa natura o semplicemente
soddisfare qualche curiosità.
Come banale ma significativo esempio ricordo le cartoline illustrate che
puntualmente inviava alla mia famiglia e dove i saluti chiudevano
brevissime notizie storiche e geografiche dei luoghi raffigurati.
Credo che ciò a cui Maurizio teneva di più era proprio la possibilità di
sperimentare in prima persona e divulgare poi i risultati ottenuti, per
il bene comune.
E’ vero che la mancanza di una
persona cara lascia sempre un vuoto incolmabile e profonde ferite che
forse neanche il tempo può lenire; purtroppo in
questo caso si aggiunge anche il dispiacere di aver perso una persona che
rappresentava un punto fermo e stabile e da cui si poteva ricevere sempre
il più valido aiuto, e il rammarico che proprio lui che era riuscito a
forza a portare la sua vita dove voleva abbia visto svanire i sogni
quando ormai erano realizzati.
Il cugino ingegnere
Andrea Pantani
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E' da molto tempo che volevo scriverle, conoscevo l'esistenza della
associazione intitolata a Maurizio, ma soltanto oggi, navigando su
internet e per puro caso ho trovato gli indirizzi.
Mi chiamo Pio Francesco Di Costanzo, ho conosciuto Maurizio nel 1986.
Anch'io in quell'occasione partecipai al Concorso Falco IV dell'accademia
aeronautica di Pozzuoli.
Ricordo, anche se e' passato molto tempo, in modo molto chiaro e distinto
la figura di Maurizio Poggiali.
Era Marzo o Aprile e circa un centinaio di ragazzotti ci ritrovammo
presso l'accademia di Pozzuoli per svolgere i test di preselezione. In
quella occasione ebbi modo di conoscere Maurizio. Trascorremo insieme ad
altri ragazzi circa una settimana (per chi supero' i test preselettivi,
seguirono le visite mediche presso l'aeroporto di Capodichino). Giorni indimenticabili
che io ricordo con infinita nostalgia e che tuttora considero
fondamentali per la mia formazione. Avevo 17 anni ed era praticamente la
prima volta che mi allontanavo da casa.
Ricordo come se fosse ieri le serate passate con Maurizio e con tanti
altri ragazzi. Eravamo tutti concorrenti, ma ci legava un inspiegabile
sentimento di soliderieta' e di amicizia. Facevamo ciascuno il tifo per
l'altro. Non si contavano gli episodi in cui qualcuno di noi fu punito
per coprire i suoi compagni verso i quali ci sarebbe dovuta essere
competizione.
La selezione andava avanti. Molti ragazzi del gruppo non li abbiamo
rivisti al tema di italiano in giugno, e altri ancora alla prova di
matematica che si tenne in agosto. Era il segno che erano stati
"segati".
Anche il mio sogno di fare il pilota si infranse su una strana forma
dell'occhio che, parole testuali dell'oculista, "potrebbe in futuro
sviluppare una leggera miopia. Lei continua il concorso ma solo nel ruolo
servizi".
Entrai in accademia per il tirocinio in settembre. Ma avevo pochissime
speranze di restare. I posti per il mio ruolo erano soltanto 8.
Incrociai Maurizio per l'ultima volta in un magazzino di vestiario. Io
consegnavo la mia divisa. Per me il sogno si chiudeva. Lui era raggiante.
Era in partenza (per Latina, mi pare) per fare le prime prove di volo. Mi
disse che del gruppo dei 100 delle preselezioni di aprile eravamo rimasti
solo noi due. Ricordo che ci abbracciammo e io scoppiai in un pianto
liberatorio. Un po' per la delusione un po' per la tensione accumulata in
quei giorni di accademia molto impegantivi.
Maurizio non perse l'occasione per consolarmi. Mi disse che ero un
ragazzo molto valido e che comunque nella vita avrei fatto strada.
Ho appreso della sua morte qualche anno fa. Mi pare di ricordare una
trasmissione di Santoro sulla tragedia del Cermis, in cui ci fu un
intervento in diretta di suo padre (se non ricordo male), che descriveva
l'incidente e l'incredibile morte di Maurizio. Per me fu una frustata.
Oggi, dopo la laurea in Economia, mi occupo di contabilita' degli enti
locali. Tra i comuni a cui prestiamo la nostra consulenza, ironia della
sorte, c'e' proprio Cori.
Ogni volta che sento parlare della vicenda di Maurizio, ogni volta che
vedo la lapide che lo ricorda, mi pervade un sentimento strano che non ho
difficolta' a manifestarle.
Mi sento quasi colpevole di avere reincontrato Maurizio sulla mia strada.
Io vivo e lui no. E sono certo che lo stesso turbamento provava lui
quando ci incontrammo in quel magazzino, lui vincente io no.
Questo strano turbamento, questo sentirsi quasi in colpa per le proprie
fortune se non sono estese agli altri, credo sia una prerogativa tipica
dei "bravi ragazzi".
Ricordo benissimo. Quel saluto nel magazzino di vestiario, nel settembre
del 1986. Dopo esserci salutati ci scambiammo reciprocamente gli auguri
piu' sinceri ("in culo alla balena", si diceva cosi'). Mi
apprestai ad uscire velocemente. Avevo un autobus che mi avrebbe
riportato a casa. Non mancai pero' di girarmi per l'ultima volta. Maurizio
mi sorrise, aveva un una divisa ripiegata sul braccio sinistro e il
pollice della mano destra verso l'alto. Questa e' l'immagine che ho
impressa negli occhi ed e' cosi' che mi piace ricordarlo.
La saluto cordialmente.
Pio di Francesco
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Carissimo Fabio,
Lo scorso Agosto mi sono recato presso la tomba di
Maurizio. Saltuariamente lo faccio, tu lo sai. Ed ogni
volta esco da quel posto paradossalmente più sereno.
Dopo il nostro incontro mi è capitato di parlare della
mia amicizia con Maurizio con delle persone che, ogni
tanto, chiedono, vogliono sapere, vogliono capire.
Egoisticamente provo quasi fastidio a parlarne:
personalmente ho fatto propri quei "valori" che tu ben
conosci e per questo mi sento di avere una marcia in
più rispetto agli altri, una freccia nel mio arco che
altri non hanno.
Cmq sono certo che si sentirà parlare sempre di più di
Maurizio Poggiali.
Un caro saluto e un abbaccio.
Sono certo che avremo modo di rivederci.
Antonio Piermarini
(ex compagno d'Accademia).
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Ho avuto l'occasione, grazie anche all'iniziativa civile e civica del
Teatro Valle, di assistere al monologo che narrava la vicenda triste e
sfortunata accaduta a suo fratello. Mi interessava sapere qualche
notizia di questo incidente di volo che in modo silenzioso ha spento
una persona così viva e assetata di emozioni semplici. Sono anch'io in
Aeronautica e faccio parte del settore assistenza al volo e son stato
uno spettatore interessato in modo particolare al racconto da lei
esteso in un contesto pubblico. Non conoscevo se non in modo
superficiale la storia del tragico incidente. A volte le storie, finché
non le senti raccontate da coloro che le hanno dolorosamente vissute in
prima istanza, sembrano come virtuali, lontane e attenuate nella loro
consistenza penosa. Anche io nella vita ho vissuto una vicenda tragica,
la morte di mio padre, un poliziotto, ucciso davanti ai miei occhi da
un pazzo. Una vicenda che nella sua assurdità rischia di apparire
grottesca a chi la sente. Una vicenda che accompagna il mio sguardo
così come il suo sguardo tradisce il dolore della vicenda assurda da
lei raccontata. Ma avere la forza di raccontare gli eventi con la
passione che lei ha dimostrato aumenta l'interesse verso il prossimo,
l'amore e la solidarietà d'animo per chi porta con sé il dolore.
La ringrazio davvero per avermi dato la possibilità di pensare a questo
potere enorme che abbiamo, quello di raccontare le nostre storie e non
stancarci mai di rifletterci sopra scriverle, scavarle anche quando
bruciano e erodono il nostro corpo e la nostra mente.
Il suo racconto mi ha rafforzato la voglia di assolvere in modo ancora
più efficace il mio delicato servizio per potere essere d'aiuto ai
piloti soprattutto quando le cose sembrano non quadrare e veramente
bisogna mettere in campo ogni forza in maniera rapida e completa.
Sono stato in servizio a Latina fino al 1987 e forse, chissà, ho avuto
l'occasione di sentire la voce di suo fratello che mi chiamava in torre
mentre imparava a fare il pilota. Mi hanno commosso le poesie che lei
ha letto e ho pensato di salutare con questa piccola lettera l'anima
gentile che così formidabilmente spiccava da quei versi semplici eppur
così veri.
Ciao, Claudio.
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Gentile dottor Poggiali,
è stata per me un'emozione incontrarla alla
fine della Santa Messa in onore dei caduti dei Corsi Falco martedì.
Alcuni suoi gesti, lineamenti, sorrisi mi hanno fatto toccare di nuovo,
palpabile,
l'immensa GIOIA DI VIVERE di Maurizio.
Maurizio, sempre
sorridente, incredibilmente studioso e con lo sguardo a quello spazio
al quale puntava come astronauta.
Farò il possibile per trasmettere
alla nuova generazione di Corsi Falco questo entusiasmo per il volo e
per l'Aeronautica Militare.
Grazie per il volume e spero di venire a
trovarla presto a Roma.
Giampaolo Schiavo
(ex compagno d'Accademia, Corso Falco IV°)
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31-5-2007
Egr. Dott. Fabio Poggiali,
mi chiamo Gianluca Di Luccio, sono della classe 1967, nato a Milano ma
residente dal 1991 in
provincia di Vicenza. Nel maggio del 2000 ho acquistato il libro dedicato
a suo fratello top gun con valore verso le stelle. Il suo libro, non
esagero, lo avrò letto almeno una decina di volte, l’ultima proprio in questi giorni. Proprio ieri ho ordinato
il libro missione 933 rispondete e non vedo l’ora di riceverlo.
Innanzitutto vorrei farle i complimenti per il libro e per il sito
dedicato a suo fratello Maurizio.
Anche io nel 1987, un anno dopo che Maurizio entrò in accademia,
partecipai al concorso per l’ammissione
in accademia aeronautica ruolo piloti e navigatori. Mi ricordo ancora il primo giorno
di arrivo in accademia, con questo grande cancello d’entrata pieno di sogni, di speranze, di ottimismo. Passai
i test psicoattitudinali, e poi andammo il giorno dopo a Capodichino per
le visite mediche (severissime). Alla visita oculistica mi fu
riscontrato un leggerissimo, ripeto leggerissimo, difetto visivo, quindi
prosegui il concorso per il ruolo navigatore.
Non contenti, i medici mi dissero che avevo una ciste flogistica alla
mascella destra, feci ricorso con adeguata documentazione presso i
migliori istituti sanitari e “quella
ciste flogistica” non era altro che il 33 esimo dente !!! Fui quindi
ammesso alla prova di italiano. Mi presentai in accademia verso fine
maggio o i primi di giugno non ricordo esattamente (sono
passati 20 anni), dopo circa un mese arrivò la lettera della commissione
di esami dell’accademia
che mi comunicava di non aver superato l’esame di italiano. Con mio
sconforto e grande delusione rinunciai a quello che era il più grande
sogno della mia vita. Ancora oggi mi chiedo come mai
non tentai negli anni successivi il concorso, in fondo avevo solo 20
anni, quindi mi rimanevano ancora due possibilità, sta di fatto che non
presentai più domanda di ammissione.
E veniamo a Maurizio. Leggendo il libro topo gun con valore verso le
stelle, sono rimasto molto colpito dalla determinazione, dall’intelligenza, dalla caparbietà, dal self control, dall’onestà
di suo fratello, ma sono rimasto anche deluso, e non poco, dal fatto che l’aeronautica
militare italiana spende miliardi ( adesso milioni di
euro) per addestrare un navigatore o pilota e poi si perde in un
bicchiere d’acqua per la ricerca
di un velivolo caduto a poca distanza dall’aeroporto di Pratica di Mare.
E’ un’assurdità !!! Resta di fatto che è stata persa una vita umana, forse per
imperizia altrui.
Nel 1999 ho preso il brevetto di pilota privato civile presso l’aeroclub di vicenza e quindi conosco le elementari
pratiche di soccorso quando si perde un velivolo !
Spesso rileggendo il libro dedicato al suo amato fratello, anche io ho un
fratello e so cosa vuol dire quando ci si vuole bene, ho pensato a come
fosse stata la vita in accademia se avessi vinto il concorso per
navigatore, forse avrei conosciuto Maurizio, ma ho anche pensato che
anche io avrei potuto avere un incidente come lui e forse adesso non
sarei qua a scrivere, ho anche pensato a tutti quelli che in accademia
sono entrati e poi quasi all’arrivo
sono stati dimessi, ho pensato ai suoi compagni morti in altri incidenti
(es Alessandro Brondi, incredibile destino li ha uniti dove
nella foto a braccia aperte stanno sotto il Cristo redentore a Rio). Io
ammiro molto Maurizio, e ho trovato in lui una incredibile maturità per l’età che aveva quando era in accademia, io alla sua non l’avevo
! Mi sarebbe piaciuto tanto conoscerlo, comunque
dal suo libro è stato descritto molto bene. Nel sito mi ha colpito la
lettera di Antonio Piermarini, anche io da un anno sono diventato papà di
una stupenda bambina di nome Federica, e pensando alla frase di Maurizio …. “Cosa si prova ad essere papà?” Chiede Antonio, e Maurizio rispone “… Volare è
bellissimo, vivere una vita piena di responsabilità è entusiasmante, ma, ti
assicuro, la baratterei con l’avere un figlio…” mi convinco
sempre più che forse è stato meglio così, adesso magari non avrei neanche
una famiglia e quando guardo gli occhi dolci di mia figlia mi dimentico
dell’accademia, del volo e di
tutto ciò che poteva essere.
Spero tanto di averle fatto cosa gradita nello scrivere questa lettera.
Le do la mia autorizzazione a pubblicarla integralmente sul sito di
Maurizio e mi farebbe molto piacere se la pubblicasse.
Con affetto, anche alla Sua famiglia.
Gianluca Di Luccio.
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Carissimo Dott.Poggiali, ho ricevuto da pochi giorni il
libro"Missione 933...".Sono molto contento! Attraverso quelle
righe,tra stupore e ammirazione,sto conoscendo Maurizio in maniera ancora
più approfondita e tale da destare in me un sentimento di sincera e
intensa stima,quale si nutre soltanto nei confronti di Grandi
Persone.Quelle che,col loro esempio di vita, ci spingono a essere
coraggiosi,tenaci,pienamente responsabili e all'altezza di qualsiasi
situazione ci dovessimo trovare ad affrontare.In una parola,migliori! Mi
trovo a Parma per motivi di studio.In questa città c'è una splendida
piazza,quella che accoglie il Duomo ed il Battistero
dell'Antelami.Spesso, nei momenti di libertà, mi piace sostarvi per
pensare,meditare,riflettere o guardare i piccioni che " atterrano e
decollano"...Anche io sono un appassionato del volo!Ed è proprio da
questa piazza,dopo aver appreso di Maurizio e del suo amore per gli
astri,magnificamente espresso in quella poesia,che alla sera mi fermo ad
ammirare e contemplare il cielo illuminato dalle stelle.Mi chiedo su
quale di esse si trovi ora Suo Fratello,o se si diverta a
"volare" dall'una all'altra...Oppure cerco di scorgere quella
più luminosa, quasi Maurizio mi sorridesse dall'alto...C'è una foto nel
Suo libro che ritrae Suo Fratello in Accademia stanco ma ,allo stesso
tempo,sereno, sorridente e fiero di quel che fa!Quel sorriso(ricordi la
lettera di Mammetti) mi ha contagiato e lo porto gelosamente nel cuore,
ricordandomene nei miei momenti di tristezza e debolezza.Non ho
conosciuto Maurizio di persona.Purtroppo!lo sto conoscendo in altro
modo,forse più strano ma sicuramente molto originale e per me molto
edificante.Lo sento vicino con i suoi scritti e pensieri,i suoi ideali e
valori e ad essi cerco di conformare la mia vita:lo chiamo Amico "
Silenzioso". A tal proposito io, che non sono certo un poeta, voglio
comunque dedicare a Maurizio una poesia in cui mi sono imbattuto e
che,attraverso i suoi versi, me lo ha ricordato così come appare in molte
foto...
"Credo in te,amico.
Credo nel tuo sorriso,
finestra aperta del tuo essere.
Credo nel tuo sguardo,
specchio della tua onestà.
Credo nella tua mano,
sempre tesa per dare o ricevere.
Credo nel tuo abbraccio,
accoglienza sincera del tuo cuore.
Credo nella tua parola,
espressione di quel che ami e speri.
Credo in te,amico,
così,semplicemente,
nell'eloquenza del silenzio." Elena Oshiro
Maurizio,come Lei scrive,é presente e vivo!Non sarei qui a scrivere se
così non fosse...E noi, che abbiamo Fede,dobbiamo sempre ricordare che lo
Spirito è Eterno.La Vita non ci è mai tolta definitivamente,ma
trasformata...
"L'unica cosa importante,quando ce ne andremo da questa Terra,
saranno le tracce d'amore che avremo lasciato".Maurizio ne ha
lasciate tante...proprio come un aereo lascia la sua scia nel cielo
azzurro.La speranza è che molti,a loro volta,le seguano.Per arrivare
Lassù...
Con affetto e stima
Cosimo Dimonte
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